Sezione 3
La terza sezione della mostra affronta, attraverso l’analisi dei cambiamenti nell’abbigliamento delle classi nobiliari e mercantili, le interessanti e molteplici influenze culturali tra l’Italia e la Moscovia, conseguenze dei rapporti commerciali e diplomatici instaurati tra il XIV e il XVII secolo.
L’abbigliamento “esotico” del Centro Europa e del Vicino Oriente attrae la nobiltà europea che ne recepisce alcune fogge riadattandole per un utilizzo privato. Uno dei capi più significativi a questo proposito è la “zimarra”, derivata da modelli turchi. La ricchezza e l’opulenza di questa veste è testimoniata in numerosi dipinti del primo Cinquecento, come nel Ritratto di giovane donna di Tiziano. Di derivazione orientale è anche l’introduzione in gran quantità nel guardaroba europeo della pelliccia.
In ambito russo la fogge degli abiti si mantengono inalterate e fortemente tradizionali fino al XVII secolo, a simboleggiare il potere eterno e immutabile del sovrano. Le influenze del gusto italiano si inseriscono quindi sul piano dei beni di lusso (in particolare sete operate), come ulteriore espressione del potere e dell’autorità assoluta dello zar. I racconti dei viaggiatori stranieri descrivono tessuti impreziositi da quantità d’oro e d’argento inusuali nelle manifatture europee, tanto da far supporre l’esistenza di una produzione specifica per questo mercato.
Sul finire del XVII secolo, con la salita al trono di Pietro I, inizia l’apertura del regno e della corte moscovita al gusto europeo. Questa trasformazione è ben testimoniata nel guardaroba di Pietro, oggi conservato presso il Museo Ermitage. Nel corso del suo regno, Pietro mantiene rapporti d’amicizia con il Granducato fiorentino, come testimonia lo scambio di documenti e donativi con Cosimo III.
Nel corso del XVIII secolo il definitivo passaggio allo stile europeo coincide con l’affermazione dello stile francese, che viene presa a modello dalla corte moscovita tanto nell’arte, quanto nell’abbigliamento e nella produzione tessile.
