Sezione 2
La seconda sezione della mostra approfondisce il legame tra l’Italia e l’antica Moscovia.
I primi rapporti di natura commerciale risalgono al XV secolo e passano attraverso due importanti porti presidiati da mercanti genovesi e veneziani: Caffa e Tana, la prima situata sul Mar Nero, la seconda sulle coste del Mar d’Azov. Dagli scavi archeologici di questi antichi centri provengono alcuni interessanti reperti esposti in mostra: frammenti di sete operate, lingotti d’argento e monete genovesi battute a Caffa per questo specifico mercato. Transitano da questi centri pellicce di zibellino, ermellino, volpe e sete operate che entrano a far parte dell’abbigliamento della potente classe mercantile italiana e della nobiltà moscovita.
Alla fine del XV secolo, con il Gran Principe Ivan III, la corte russa assume un ruolo sempre più egemone rispetto al resto del territorio e comincia ad organizzarsi secondo un protocollo ufficiale. I crescenti rapporti tra lo zar e gli ambasciatori delle corti europee sono testimoniati da numerose relazioni, tra cui quella di S. Herberstein (1549), diplomatico e consigliere dell’Imperatore Massimiliano I. Contemporaneamente cresce la presenza di tessuti italiani nel guardaroba dello zar ad uso della corte e della Chiesa Ortodossa. Le vesti religiose in particolare presentano moduli di medio e grande formato, impreziositi da un grande quantitativo di filato d’oro e d’argento. Lo splendore dei tessuti italiani per la corte russa si confronta con i paramenti liturgici destinati alla chiesa cattolica, confezionati con tipologie simili.
I rapporti diplomatici tra Italia e Russia conoscono un significativo sviluppo nel corso del Seicento. Nel Granducato mediceo non solo giungono lettere diplomatiche come quella di Boris Gudonov che segna l’inizio del libero commercio con la Russia, ma anche delegazioni organizzate. La prima ambasceria, nel 1656, è quella guidata da Ivan Ivanovič Čemodanov, la cui fedele e vivace cronaca è conservata tra le carte dell’Archivio di Stato di Firenze.
