Sezione 1
La parte iniziale della mostra presenta capolavori della pittura e dell’arte tessile italiana a partire dalla seconda metà del XIV secolo fino al Rinascimento maturo. Tramite il confronto tra queste due forme d’arte vengono tracciate le evoluzioni tecniche e decorative delle stoffe e degli abiti, il loro uso e valore nel contesto sociale e culturale di appartenenza.
Inaugura la sezione un paliotto della Galleria dell’Accademia, opera del 1336 del ricamatore Jacopo Cambi. Sono poi testimoniate le principali manifatture tessili italiane del XIV secolo, in particolare Lucca e Venezia e i loro rapporti commerciali con il Mediterraneo e il Vicino Oriente.
Nel primo Rinascimento Firenze sostituisce Lucca nel primato italiano per la produzione di stoffe in seta. Le tecniche di tessitura si fanno più complesse, permettendo la realizzazione di lampassi e velluti operati, arricchiti da effetti di broccatura. Questi velluti a fondo rosso con disegno in oro e argento diventano un bene di assoluto prestigio riservato all’abbigliamento di corte e alla Chiesa. Sono le tipologie tessili che si ritrovano in opere pittoriche straordinarie quali i dipinti di Giovani Martiri di Girolamo da Santacroce e nella Magnanimità di Scipione di Bernardino Fungai.
Il dialogo tra pittura e arte tessile avviene anche nel senso opposto. Nel tardo Quattrocento alcuni tessuti figurati riportano soggetti opera di grandi autori fiorentini, come nel paliotto commissionato da Sisto IV della Rovere, su disegni della bottega di Antonio del Pollaiolo.
Nel Cinquecento le manifatture tessili italiane aumentano ancora il loro prestigio. Il cambiamento generale del gusto porta a modifiche anche del disegno tessile e si assiste alla diffusione del modulo a griglia di maglie con elementi decorativi al centro. Per i tessuti di abbigliamento, damaschi e broccatelli si impongono in alternativa ai più prestigiosi velluti e lampassi. I tessuti più ricchi continuano ad essere richiesti dalla Chiesa che utilizza questi beni per affermare autorità e prestigio.
